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L’iter artistico di Elio Torrieri
(Per una corretta lettura si comunica che dal 1992 in poi Elio Torriero firma ogni lavoro “E. Torrieri).

TESTIMONIANZE

L’esordio, dopo gli studi a Lanciano ed a Urbino, avviene nel clima dell’arte “analitica” degli ultimi anni 70. Fra le mostre più importanti all’inizio della carriera di Elio Torrieri, ricordiamo la collettiva nel giugno del 1970 da Franz Paludetto, con Bersezio e Gina Pane e le sue carte spiegazzate, solcate dalle silenziose impronte di cose, presentate alla galleria Marin di Torino nell’anno 1976, incontrando l’approvazione di Angelo Dragone per il suo modo di costruire l’immagine sull’assenza” dell’oggetto, tanto che si ricorderà di lui nel suo saggio “Torino città viva: cento anni di vita cittadina”. Ma sarà l’incontro con il grande gallerista romano Claudio Bruni Sakraischik, curatore del lascito di Giorgio de Chirico, a conferirgli subito una collocazione di rispetto tra gli artisti della nuova generazione che superando il limite d’un’attività soltanto concettuale si impegnano ad elaborare una rappresentazione del mondo rispecchiante l’attualità della ricerca espressiva in una società di massa dai mezzi di comunicazione tecnologicamente avanzati.
La sua prima personale presso la Galleria “La Medusa” di Roma di proprietà del Bruni è dell’anno 1978; gli oggetti dipinti a mano, con severa padronanza del mestiere di pittore, sono coinvolti in finti esperimenti in una fisica fantastica cara allora anche alla scrittura di Italo Calvino. Seguirà una seconda esposizione alla Galleria “La Medusa” nel 1980 con un contratto di lavoro che prevedeva anche interventi promozionali all’estero, da ricordare un gruppo di opere esposte insieme a Fontana e Turcato al Museum de Arte de Sào Paulo. Nel frattempo si colloca la presenza alla Galleria “Documenta” di Giovanni Rimoldi a Torino presentato da Floriano De Santi nel 1979, con una bella recensione di Luigi Carluccio sulla Gazzetta del Popolo che ne sottolinea lo stile “freddo”, da visualizzazione oggettiva, secondo i dettami di una sapiente ars combinatoria.
In personali e collettive di lui si interessa Rinaldo Rotta di Genova e Bertasso della Galleria“la Bussola”di Torino; anche l’Accademia Giovanni Pontano di Napoli, nel 1979, lo include nella Rassegna Nazionale “Il figurativo alle soglie degli anni 80 – Occasione per un discorso”. Come frutto di queste partecipazioni di rilievo scatta linclusione da parte di Renzo Guasco, tra i “Segnalati Bolaffi 1981”, N° 16. Altrettando importante il fatto che i curatori della mostra “Raphael Urbinas” in Palazzo Barberini a Roma, nel 1983, abbiano sentito la necessità di inserire in fotografia, accanto a una di Picasso la sua interpretazione moderna del “Mito della Fornarina”, in una dimensione psichica di sottile erotismo.
Nella sua ricerca, intraprende negli anni un dialogo vivo e sincero con i maestri del passato, inserendo nei suoi dipinti particolari di grandi opere d’arte, Questa scelta non era dettata da un virtuosismo eccentrico, ma da un interesse reale nei confronti delle tecniche antiche di composizioni e pittura, (Torrieri però invece di dipingere i dettagli od i frammenti delle opere usate per tale contrappunto, avrebbe potuto, molto più facilmente, inserire nei suoi dipinti delle riproduzioni a mò di collage, ma è proprio nella coscienza del rifiuto dei mezzi facili, del “ready-made”, che sta la chiave della rinascita della giovane pittura oggi – Claudio Bruni 1980).
Agli inizi degli anni Ottanta Torrieri sperimenta le nuove tendenze, poi definite “post-moderne”, accomunate dal desiderio di recupero di visioni più tradizionali dell’arte figurativa, un ritorno all’uso della pittura per veicolare le esperienze del campo estetico.
Quando il concetto di progresso continuo comincia a perdere la sua affidabilità, l’ottimismo nei confronti del futuro si impoverisce, nel momento di crisi Elio ritrova la fiducia tornando al ritratto, vivendo tale attività come momento di stasi, di riflessione; nascono così dei veri capolavori di indagine psicologica. Sguardi penetranti che spesso svelano più di quanto è consentito; nel ritratto Torrieri sveste e sviscera l’animo del soggetto che spesso rifiuta di riconoscersi nell’immagine non per mancanza di somiglianza, ma per il timore di trovarsi di fronte ad uno specchio troppo indiscreto.
Parallelamente al ritratto, Torrieri prosegue la sua indagine concettuale, non smettendo di stupire raggiunge picchi virtuosistici come in “Bacco e i suoi trionfi” in cui rivivono duemila anni di storia dell’arte o nella “Venezia” del 1990 presentata da Franco Farina, Direttore delle Gallerie Civiche d’Arte Moderna – Palazzo dei Diamanti di Ferrara con il titolo “L’artista e il committente” un lavoro paziente che non concede spazio all’errore. L’esercizio sulla committenza acquisisce così una sua durata, in parte esposta al Museo di Kiev nel 1991.
Nel 1995, dopo la committenza, il Torrieri riprese con entusiasmo il ciclo espositivo, con una personale alla Galleria Davico di Torino con un testo critico di Vittorio Sgarbi; nello stesso anno vince insieme a Carlo Maria Mariani e Salvatore Emblema, la “Mostra Omaggio” al XXVIII Premio Vasto – Dall’Arte povera al postmoderno a cura di Floriano De Santi.
Sempre a cura di Floriano De Santi nel 1996 partecipa alla rassegna “La Pittura Colta” nell’Abbazia Olivetana di Rodengo Saiano (BS). Nel 1997, sempre dallo stesso studioso è stato presente alla Triennale Internazionale d’Arte Sacra nel Castello di Celano e al 49° Premio Michetti di Francavilla al Mare (CH).
Dopo aver firmato un contratto di lavoro nel 1999 con la Galleria Dante Vecchiato di Padova, il momento artistico nato nella primavera del 2001, è finito per essere incredibilmente attuale in quanto l’elemento caratterizzante è la bandiera statunitense, vista come pretesto e metafora sugli archetipi ad essi correlati.
Nel 2005, con “Luce e Poesia”, Elio Torrieri espone un notevole numero di Quadri al Palazzo degli Studi di Lanciano (CH) a cura di Gabriele Rosato.
Nel 2006, con “Torrieri2” è presente con una bellissima mostra al Palazzo Luigi Einaudi di Chivasso a cura di Diego Bionda e nel 2007, presentato da Vittorio Sgarbi con il titolo “Il vuoto e la materia” è invitato con una grande personale a rappresentare la pittura italiana all’Istituto Italiano di Cultura di Berlino.
Nel 2009-2010 ha inizio un nuovo lavoro dove inserisce su un piano astratto un segno-immagine, che inaugura “Le Sublimi Citazioni” esposte poi nel settembre del 2010 al Palazzo degli Studi di Lanciano (CH) a cura di Floriano De Santi.
Nel 2013 ha inizio una nuova serie dal titolo “Annunciazione” dove è visualizzata l’essenza della Luce e la Parola.